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Da sinistra a destra e ancora
a sinistra sulla pagina
le parole mie
vagabonde migrano
tasche vuote oro sbiadito
in fondo a retine scollate.
 
Dall'alto in basso a strisce
o a zigzag solitari
a piedi a nuito a salti
al margine la faccia volta al vento
piombo nell'ala sangue
sulle dita palmate
mentre sul becco chiuso
lacrime
scendono.
 
Da un tempo all'altro cadono
in righe interminabili
fra cielo e terra cielo e
terra senza ritorno
seminano cicatrici
cancellature di battaglie amori
famiglie
perdute appese
scarnificate ai rami disseccati
dell'albero
della vita.
 
 
Odissea, 44, Marzo-Aprile 2012
Sabine Huynh
Traduzione it. di Carlo Gazzell.
 

Cuori in volo
 
Un ebbro sole spunta dalla nebia:
a due a due arrivano le coppie
parcheggiano le moto in faccia al mare
della Cina
la camicia sottile bianca aperta
sul magro petto imberbe,
con un abile colpo
della mano i ragazzi in cielo liberano
grandiose forme scure
su di un fondo amaranto
 
Caute esse s'innalzano, volteggiano,
si spiegano, si accendono, si arrossano,
si slanciano e accarezzano,
aprono occhi e bocche
 
Il cielo a un tratto annera
sulle motociclette
avvolte nel silenzio
le coppie non si toccano:
seguono i loro occhi
la danza
del loro amore
in cima a un filo, folle
danza di cuori in volo
 
 
Traduzionetradizione, Quaderno internazionale di traduzione poetica, numero 7, 2012 (redazion: Claudia Azzola).
Sabine Huynh
Traduzione it. di Carlo Gazzelli
 

Niente o quasi niente
 
Dormendo male, ti ho rivisto, assente.
 
Avevi il volto di prima della lacrima narrativa, l'eterno sfregio sulla guancia sinistra, illuminato dal sorriso interiore di prima dell'irreparabile, un volto che, pure, non avevo mai conosciuto.
 
Dicevi: io non sono più niente o quasi niente, non posso credere di mancare a qualcuno, pensarci è come stare davanti ai cavalloni, bambino pauroso che fiuta il piacere e vuole tanto dalla vita, senza avere davvero fiducia, fiducia nella realtà.
 
Eri stato l'orologiaio di una città in guerra, dove io ho vissuto mezzo secolo dopo. Dopo l'irreparabile, i secondi hanno smesso di cadere ad uno ad uno: si tengono per mano e ronzano, facendoti impazzire.
 
Sola in fondo ad un calice, cella del suo dolore personale, una mosca moriva, inebriata da una goccia rossa. 
 
Malgrado la schiera dei sogni in tua compagnia, sei diventato estraneo a te stesso. È solo un problema di linguaggio: esci, corri, ti aggrappi ai pali, ti arrampichi, ti tuffi, strisci, ti nascondi, ti alzi, inspiri... e tutt'a un tratto l'aria non è più la stessa, e le parole per dirla non ci sono più. 
 
Svanisci e rinasci solo dopo avere appreso nuovamente a parlare. 
 
Alla tua immagine si è sovrapposta quella dell'orso dello zoo giapponese, l'orso dal bianco collare e dal lungo bastone, che gioca per ore a fare la majorette, ipnotizzato dall'idea che si fa di se stesso. Lo credono un genio.
 
Che cosa sei diventato? L'inventato ci insegue nei sogni. 
 
 
Traduzionetradizione, Quaderno internazionale di traduzione poetica, numero 7, 2012 (redazion: Claudia Azzola).
Sabine Huynh
Traduzione it. di Carlo Gazzelli.
Version française ici.
 

Tradurre l'intraducibile

(A Uri Orlev)

 

Traduco la poesia

l'intraducibile

dico dell'esperienza

dei lager l'indicibile

come potè accadere

come si può che accada

anashim rabim rabim kol kach*

e perchè quella gente non c'è più

 

papaveri di cenere

stelle di sangue il mio

cuore ora vacilla a ogni parola

geme e piange in silenzio

la mia mano si ferma

là sull'irreparabile

perdita che ha bruciato le mie retine

ogni minima parte del mio corpo

pietrificato a una a una è spenta

nella chiaroveggenza

 

morto-vivo il passato

ossessiona il presente

ed i miei occhi tastano parole

polacche che contestano

la mia lucidità

quelle orribili ogromna ludzi kupa**

che danno l'afasia

che violentano pure la parola

 

è perduta per sempre la poesia

solo trasale il senso

io non devo tradire

ma quel mondo contiguo

mi sfugge, come fare

pensare l'impensabile assegnare

nomi all'innominabile tradurre

ora che la finzione è stata già

logorata dalla testimonianza

 

la sua voce morente giace là

di traverso sul foglio

la metà del mio volto

paralizzata uccisa

non mi esce più la voce

oh no fate che almeno mi rimanga

una lingua per dire

tradurre ricordare

il sangue che fiorì come papaveri

e le ceneri sparse come stelle

 

una lingua con cui lottare ancora.

 

 

Note:

*   Ebraico: “c’è tanta gente, tanta gente”.

** Polacco:  “c’è un’enorme catasta di gente”.

 

 

Questa poesia è pubblicata nel quaderno internazionale di traduzione poetica Traduzionetradizione, numero 6, 2011 (redazion: Claudia Azzola)

Poesia di Sabine Huynh, traduzione it. di Carlo Gazzelli.

Versions française et anglaise ici.

 

 
 
 
 
 
 
Je suis condamnée à écrire pour presque dire.
I am doomed to write and never quite say it.

 
Copyright © Sabine Huynh 2011-2016
Sauf indication contraitre, textes et photographies © Sabine Huynh